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Massaggio Psico Dermico Applicativo Bifasico

Massaggio Psico Dermico Applicativo Bifasico

Massaggio Psico Dermico Applicativo Bifasico

La nuova tecnica di Massaggio Psico Dermico Applicativo Bifasico

Storia del massaggio per comprendere meglio tutte el tecniche e discipline impiegate.

 

Nel “Kong Fou”, testo cinese del 2698 a.C., vengono descritti esercizi fisici e vari tipi di massaggio, il cui scopo era il raggiungimento di un perfetto equilibrio psico-fisico.

 

 

 

 

Riflessologia
mappe riflesse
fisiologia umana
meridiani energetici (e dei chakra)
tecniche riflesse e massoterapiche specifiche.

La riflessologia è in grado di stimolare organi, meridiani e parti precise del corpo semplicemente massaggiando e trattando parti distali del nostro corpo quali possono essere i piedi, le mani, le orecchie …

Questa disciplina rientra nel massaggio OLISTICO … Perche ?

Ayurveda significa “scienza della vita”.

Due libri antichi, scritti in sanscrito più di 2.000 anni fa, sono considerati i principali testi di medicina ayurvedica:
Caraka Samhita e Sushruta Samhita.

8 branche della medicina ayurvedica:

Medicina Interna
Chirurgia
Trattamenti per la testa e per il collo
Ginecologia, ostetricia e pediatria
Tossicologia
Psichiatria
Assistenza agli anziani e ringiovanimento
Vitalità sessuale

L’Ayurveda prende in esame il benessere dell’uomo in tutte le sue forme partendo dal presupposto che il corpo fisico è composto da tre dosha:
Vata, Pitta e Kapha

QUELLO CHE FACCIAMO E’ IMPORTANTE
E FA BENE ALLA SALUTE

Zone semi-interdette al massaggio
La faccia antero-laterale del collo, la zona retro-auricolare, il solco tibiale e la zona anteriore del gomito.

OLIO DA MASSAGGIO
Oli essenziali responsabili dell’effetto rilassante/energetico/terapico del massaggio

Matrice grassa, nella quale vengono disperse le essenze

Molti ritengono che gli oli ideali per il massaggio siano quelli pressati a freddo e non raffinati, al fine di preservare tutte le qualità intrinseche dell’olio: sembra che questi oli mantengano tutte le vitamine, specie quelle del gruppo B e la vitamina E.

Tuttavia, pochi sanno che gli oli pressati a freddo e non raffinati, oltre ad irrancidire facilmente, possono contenere alcune spore fungine facilmente riattivabili al contatto con l’acqua.

Il processo della raffinazione degli oli sembra dunque inevitabile per garantirne la stabilità nel tempo, oltre a renderli maggiormente appetibili dal punto di vista commerciale. [tratto da Il grande manuale dell’aromaterapia.
Fondamenti di scienza degli oli essenziali di M. Valussi]

Gli oli utilizzati per i massaggi possono avere un’origine
vegetale o minerale
molti operatori prediligono matrici vegetali, poiché sembra che gli acidi grassi ivi contenuti siano in grado di passare più agevolmente la pelle, di giungere rapidamente nel microcircolo e di favorire un effetto emolliente.
Questa ipotesi non è tuttora stata dimostrata
Gli oli vegetali possono essere insaturati in prossimità degli strati superficiali dell’epidermide e proprio per questa ragione, sembra che gli oli vegetali da massaggio esplichino proprietà emollienti più importanti rispetto a quelli minerali.
QUALE OLIO USARE ?
Il tipo di olio da massaggio dipende sia dal disturbo che s’intende alleviare e dalle preferenze personali; molte essenze presentano attività terapeutiche simili, perciò talvolta la scelta è personale.
TIPI DI MASSAGGIO

“La comprensione di base Teoria e Pratica”
“Quando si applica qualsiasi tipo di massaggio, iniziare superficialmente a poco a poco per poi andare in profondità, con diverse ripetizioni.
Questo dà al corpo la possibilità di riscaldarsi e consentire l’accesso più profondo sia il ricevitore e il muscolo particolare accettano aumento della profondità di colpi.
Inizia con grandi linee, utilizzando in genere tutta la mano o l’avambraccio, e gradualmente più specificamente, con le dita.
Questo permette anche al tessuto di riscaldarsi e di accettare la pressione.
In generale, si applicano da tre a sei colpi per dare il vostro cliente la possibilità di rilassarsi.

LE 4 CLASSI DI MASSAGGIO

Effleurage

Utilizzando il palmo con le dita insieme, si scivola via dal busto con i polsi neutri
(non flesso o iperesteso)
Colpi sfioramento possono essere eseguiti con una o entrambe le mani, o con gli avambracci in alcune zone del corpo.

ATTENZIONE !!!
Non usare i gomiti se non sei un professionista esperto; è troppo facile fare del male al vostro cliente.
Inoltre, non premere direttamente e con forza su eventuali ossa, in particolare i processi spinosi della colonna vertebrale, la parte della spina dorsale.

FRIZIONE Brevi movimenti avanti e indietro applicate con le dita”
PETRISSAGE

Impastare, sollevare, e stringere il tessuto muscolare con il palmo in pieno contatto con la pelle

SPREADING 
 o 
DIFFUSIONE

Un tipo di tecnica a sfioramento in cui le mani si allontanano per tendere la pelle e muscoli sottostanti

COMPRESSION

Premendo verso il basso nel tessuto con le dita, pollici o avambraccio o sqeezing il tessuto con pressione statica tra le dita e il carpo.

WRINGING

Prendere una superficie, di solito di un arto, e lavorando le mani in opposizione l’uno all’altro, come se strizzare l’acqua fuori da un’asciugamano

TAPOTEMENT

Movimenti percussivi tapotement-Brisk eseguite in un rapido, modo ritmico

TONO MUSCOLARE

Per tono muscolare si intende l’attività muscolare riflessa e costante
che mantiene l’assetto posturale del corpo opponendosi alla forza di gravità.

Esso viene anche definito come la tensione minima esistente
in un fuso muscolare necessaria per il compimento di un’azione.

È dato dalla costante attività di un certo numero di unità motorie e dal
corretto funzionamento del riflesso miotatico di stiramento.

Diversi fattori fisici e psicologici possono indurre lievi modificazioni del tono
muscolare senza causare disturbi.

IPERTONO

Aumento del tono muscolare, che si traduce nell’aumentata resistenza ai movimenti passivi, nell’incapacità di frazionare l’esecuzione di un movimento, nell’inappropriata attività dei muscoli antagonisti (estensori/flessori).

Il meccanismo fisiopatologico dell’ipertono l’ipereccitabilità dei motoneuroni spinali alfa, conseguente alla mancanza del controllo modulatorio delle vie corticospinali, reticolari e vestibolospinali.

Nelle lesioni del motoneurone centrale, l’ipertono compare tardivamente, come paralisi spastica, ed indice di diminuita attività inibitoria dei circuiti che connettono il tratto piramidale con i nuclei della base e con le stazioni midollari polisinaptiche.

IPOTONIA MUSCOLARE

Diminuzione del tono muscolare, ciò della resistenza alla mobilizzazione passiva e allo stiramento di un muscolo rilasciato, e dell’attivazione (intermittente o costante) dei muscoli del tronco e di quelli prossimali degli arti, per il mantenimento della postura.

L’ipotonia muscolare può essere causata da: danni dell’SNC (sofferenza durante il parto e sindromi malformative, malattie del cervelletto), danni del midollo spinale (traumi, poliomielite), malattie dei nervi periferici (neuropatie, miastenia) e infine malattie muscolari (distrofia).

SUB-LUSSAZIONE

In medicina, la perdita parziale dei normali rapporti anatomici tra i capi articolari; anche considerata come il grado pi lieve della lussazione, con la quale ha in comune le cause, la sintomatologia e il trattamento terapeutico.

LA SUB-LUSSAZIONE RIENTRA IN MODO SPONTANEO

LUSSAZIONE

Perdita permanente, sia completa sia incompleta (sublussazione), dei normali rapporti tra i capi articolari, accompagnata dalla lacerazione della capsula articolare.

Le lussazioni si dividono in:

  • congenite (la più comune è quella dell’anca);
  • patologiche, per tumori delle articolazioni, artriti acute e croniche, paralisi di gruppi di muscoli;
  • traumatiche, che costituiscono la grande maggioranza delle lussazioni e per il loro insorgere violento e improvviso non raro siano complicate da frattura dei capi articolari;
Lussazione di spalla

Distorsione articolare
Una distorsione una patologia a carico dell’apparato locomotore;
causata da traumi o contusioni soprattutto delle ossa più sporgenti, o
di movimenti innaturali delle ossa mobili, ma anche un insufficiente
tono muscolare può facilitarla.

Consiste in una temporanea modificazione dell’articolazione che non comporta per una perdita di contatto tra le superfici articolari come una lussazione.

La distorsione provoca un danno di gravità variabile alle componenti
dell’articolazione: capsula, legamenti, tendini e menisco.
ESEMPIO DI DISTORSIONE 1°
ESEMPIO DI DISTORSIONE 2°
Trattamento con Taping neuromuscolare
Muscolatura
Il muscolo è costituito da una struttura gerarchica di filamenti sempre più piccoli; ogni muscolo è formato da fasci di fibre muscolari: ogni fibra è una singola cellula con più nuclei.
Ogni fibra muscolare è un fascio di miofibrille; le miofibrille sono formate da unità chiamate sarcomeri.
Il sarcomero è la regione compresa tra due sottili linee scure chiamate linee Z.
La miofibrilla è formata da due tipi di filamenti:

filamenti sottili,costituiti da una coppia di filamenti proteici di actina e da due filamenti di una proteina regolatrice ;
filamenti spessi, formati da filamenti miosina.

Sistema Linfatico

Il linfodrenaggio, detto anche drenaggio linfatico, è una tecnica basata sulla manipolazione manuale del corpo che viene praticata similarmente ad un massaggio agendo, nello specifico, sul percorso del flusso dei vasi linfatici.

Secondo i fautori del linfodrenaggio, questa tecnica si distaccherebbe in realtà dagli altri massaggi, perché produttrice di efficaci effetti su cute e sottocute ma non sui muscoli.

Il drenaggio linfatico manuale, o linfodrenaggio manuale è un tipo di massaggio molto utilizzato in medicina, ma pur essendo una tecnica al confine tra medicina ed estetica va detto però che gran parte della fama del drenaggio linfatico manuale è dovuta alla sua diffusione come terapia contro la cellulite.

Il massaggio linfodrenante garantisce una serie di benefici che verranno trattati in dettaglio in seguito.

Approfondimenti

Il sistema linfatico è costituito da diverse componenti
La linfa è il tessuto connettivo fluido trasportato e regolato da tale sistema.

I vasi che trasportano la linfa sono detti vasi linfatici, mentre le cellule che si trovano in sospensione all’interno della linfa sono note come linfociti.

Tessuti linfoidi e organi linfoidi specializzati regolano la composizione della linfa e producono linfociti di vario tipo.

Funzioni del sistema linfatico

Produzione, mantenimento e distribuzione dei linfociti
I tessuti e gli organi linfoidi vengono classificati in primari e secondari; gli organi linfoidi primari sono responsabili dello sviluppo e della maturazione dei linfociti.

Essi contengono cellule staminali che si dividono per produrre cellule figlie che si differenzieranno in cellule B, T o NK.

Mantenimento della volemia (volume sanguigno) ed eliminazione delle variazioni locali nella composizione chimica del fluido interstiziale: la pressione sanguigna all’inizio di un capillare sistemico è circa 35 mmHg, e tende a forzare acqua e soluti fuori dal plasma nel fluido interstiziale.

Esiste un piccolo movimento netto di fluido dal plasma al liquido interstiziale lungo ogni capillare sistemico.
Esiste, infatti, un continuo movimento di liquido dalla circolazione sanguigna verso i tessuti e ritorno alla circolazione stessa attraverso i vasi linfatici.

Questa circolazione di fluido aiuta ad eliminare differenze regionali nella composizione del fluido interstiziale. In ragione del quotidiano movimento di liquidi attraverso il sistema linfatico, la rottura di uno dei vasi linfatici principali può provocare una rapida e fatale diminuzione della volemia.

Cenni storici

La conoscenza parziale del sistema linfatico risale all’antica Grecia, ma uno studio innovativo viene dal medico Gaspare Aselli, il quale scoprì e dimostrò nel primo ventennio del seicento, l’esistenza dei vasi chiliferi.

*Un vaso chilifero, o latteale, è un capillare linfatico che assorbe i grassi nei villi intestinali dell’intestino tenue.
Solo nella metà dello stesso secolo venne presentato uno studio che documentava l’azione depurativa dell’intero sistema linfatico nell’uomo (T. Bartholin).

Sono invece da attribuire a Mascagni, Sappey e Rouvière le prime mappe che tracciano il percorso linfatico, mentre il viennese Von Winiwarter fu il primo studioso a considerare il massaggio manuale un utile strumento per ottenere effetti benefici nel trattamento dei problemi linfatici.

Successivamente Vodder si interessò a tali studi ed insieme alla moglie e iniziò a sperimentare una particolare tecnica per curare le gambe gonfie, cercando di stimolare manualmente la circolazione della linfa corporea.

Grazie ai risultati ottenuti, nacque una nuova corrente di pensiero resa pubblica alla fine degli anni ’30 attraverso il metodo denominato “drenaggio linfatico Vodder”, dal quale è sorta una fondazione intitolata al suo scopritore (società per linfodrenaggio manuale del Dottor Vodder) con lo scopo di formare e seguire personale esperto.

Cos’è ed a cosa serve il linfodrenaggio

Per linfodrenaggio si intende quel metodo che, tramite stimolazione manuale è capace di rimuovere ristagni liquidi accumulati negli spazi interstiziali e favorirne un corretto deflusso all’interno dei vasi linfatici, ovvero promuovere lo scorrimento della linfa all’interno della circolazione linfatica costituito da una fitta rete di vasi.

La linfa è una sostanza prodotta dai capillari sanguini, (formata prevalentemente da acqua, sali minerali e proteine), che che scorre unilateralmente tra cellula e cellula verso il circolo sanguigno attraverso stimoli contrattivi muscolari e che ha il compito di ripulire l’organismo dalle scorie, come cellule morte, virus e liquidi in eccesso.

Durante il suo percorso, che si svolge a senso unico dal basso verso l’alto, raccoglie gli elementi di scarto a livello interstiziale potenziando l’azione del circolo venoso, per poi veicolare il tutto verso organi incaricati alla depurazione come ad esempio il fegato o nelle stazioni linfonodali deputate all’attivazione di meccanismi difensivi in caso di aggressione da agenti patogeni.

Cos’è ed a cosa serve il linfodrenaggio

Per linfodrenaggio si intende quel metodo che, tramite stimolazione manuale è capace di rimuovere ristagni liquidi accumulati negli spazi interstiziali e favorirne un corretto deflusso all’interno dei vasi linfatici, ovvero promuovere lo scorrimento della linfa all’interno della circolazione linfatica costituito da una fitta rete di vasi.

La linfa è una sostanza prodotta dai capillari sanguini, (formata prevalentemente da acqua, sali minerali e proteine), che che scorre unilateralmente tra cellula e cellula verso il circolo sanguigno attraverso stimoli contrattivi muscolari e che ha il compito di ripulire l’organismo dalle scorie, come cellule morte, virus e liquidi in eccesso.

Durante il suo percorso, che si svolge a senso unico dal basso verso l’alto, raccoglie gli elementi di scarto a livello interstiziale potenziando l’azione del circolo venoso, per poi veicolare il tutto verso organi incaricati alla depurazione come ad esempio il fegato o nelle stazioni linfonodali deputate all’attivazione di meccanismi difensivi in caso di aggressione da agenti patogeni.

Metodo Vodder e scuola Leduc

Il linfodrenaggio segue i dettami fondamentali di due correnti di pensiero, quella di Vodder e la scuola di Leduc che differiscono per la tipologia e il numero di manovre.

Il linfodrenaggio di Vodder si basa sull’attuazione di quattro movimenti: cerchi fermi, tocco a pompa, movimenti erogatori e tocchi rotatori.

Secondo Leduc invece, il trattamento deve essere svolto attraverso solo due manipolazioni che differiscono a seconda dell’affezione da trattare che sono: manovra di richiamo e manovra di riassorbimento.

La prima consiste in manipolazioni da effettuare a valle della zona di interesse per drenare liquidi stagnanti, mentre la seconda agisce sulle zone di infiltrazione per favorire l’assorbimento dei fluidi a livello dei vasi linfatici superficiali.

Metodo Bowen

È una tecnica di massaggio olistica che, in quanto tale, considera l’individuo nella sua globalità.
La sua origine è australiana

Creata da Thomas Bowen (1916-1982) e messo a punto negli anni ’50 è una tecnica terapeutica oggi conosciuta come “Bowtech”.

Attualmente è più diffusa in molti paesi del mondo che non in Italia.

Il metodo Bowen, anche se prevede manipolazioni leggere, ha un’azione molto forte sull’organismo: va a stimolare la circolazione sanguigna, il drenaggio linfatico e venoso, l’assimilazione dei principali fattori nutritivi e permette una rapida eliminazione delle tossine.

Minimizza la tensione muscolare e agisce efficacemente nel recupero della mobilità articolare.

Ha un’azione benefica e specifica sul Sistema Nervoso Autonomo (SNA), che è responsabile quasi del 80% delle funzioni corporee ed è molto sensibile alle condizioni che generano stress, riportando l’organismo ad una situazione di riposo e di rilassamento.

Essa può essere praticata a tutte le età, ai bambini, agli adulti e agli anziani.

Benefici

I benefici si estendono su più livelli: fisico, emozionale, cognitivo e spirituale.

• Rilassamento generalizzato del corpo;

• Problemi e vizi posturali (scoliosi, ernia del disco, sciatalgie etc.);

• Allergie, asma, riniti; 
• Problemi ginecologici (ormonali, dolori, irregolarità mestruali);

• Coliche infantili; 
• Emicranie e altri tipi di cefalea;

• Otalgia e problemi temporo-mandibolari;

• Tunnel carpale e gomito del tennista:;

• Stati di ansia e stress.

Tre tecniche BASE

I cerchi fermi vengono ottenuti da un movimento di spinta circolare (nello stesso punto o allargandosi a spirale) delle dita appiattite sulla pelle e utilizzati principalmente per collo, viso e linfonodi, o per il corpo ed estremità utilizzando otto dita di mani sovrapposte.

Con il tocco a pompa che viene preferito per le parti curve di braccia, gambe e fianchi, il palmo è rivolto verso la cute e le dita tese si spostano verso la stessa direzione per creare cerchi ovali sulla pelle, mentre i polpastrelli non vengono usati; i movimenti erogatori da praticare su gambe ed avambracci producono, attraverso la rotazione del polso, movimenti spiraliformi sulla parte interessata per poi sollevarsi una volta cessata la pressione.

Infine nei movimenti rotatori (usati per petto, ventre e schiena), l’abbassamento oscillatorio del polso dall’esterno verso l’interno, produce una pressione spiraliforme dell’intera mano sulla cute mentre il pollice ruota secondo il flusso linfatico; successivamente con la decompressione, il polso si solleva e il pollice completa il movimento iniziato.

COME ?

Le tre principali sedi linfatiche trattate durante una seduta di linfodrenaggio sono il terminus, alla base del collo, l’ascellare e l’inguinale; altri linfonodi importanti si trovano nel ginocchio posteriore, addome, torace e schiena.

Il massaggio inizialmente viene praticato su una delle stazioni linfonodali per la fase di “apertura”, cioè per far si che il linfonodo sia pronto a ricevere la linfa; successivamente il massaggiatore si sposta sulla zona interessata dal problema, il cui ristagno verrà veicolo verso la “stazione aperta”.

Ovviamente se il disturbo interessa il viso, sarà coinvolto il terminus, se l’inestetismo riguarda le gambe, le manipolazioni saranno indirizzate al linfonodo inguinale.

Benefici del linfodrenaggio manuale

Il massaggio drenante in estetica. Il linfodrenaggio si usa anche in estetica in caso di gambe pesanti o per ridurre gli inestetismi della cellulite.

Il massaggio è utile per combattere tutti i tipi di cellulite tenendo presente che deve essere praticato in modo soft proprio per non creare la reazione inversa.

Riflessologia Linfatica Plantare ?

La Riflessologia Plantare ci viene in aiuto per favorire il benessere di questo importantissimo sistema.
Uno dei fondamenti della riflessologia è proprio quello di favorire la depurazione dell’organismo andando a stimolare tutti gli organi o apparati deputati a questo “importantissimo” compito.

Lavorando sui punti specifici del sistema linfatico possiamo favorire una miglior circolazione della linfa, favorendo l’eliminazione dei ristagni.

Controindicazioni

Non sempre questa tecnica risulta efficace e talvolta è addirittura dannosa per la salute, per cui è giusto ricordare che viene sconsigliata nei casi di insufficienza cardiaca, malfunzionamenti renali o epatici, asma e bronchiti acute, flebiti, trombosi recenti, edema cardiaco, infezioni cutanee, infiammazioni batteriche acute per il pericolo di diffusione del patogeno nell’organismo, ipotensione, ipertiroidismo.

Schema respiratorio

Età Frequenza respiratoria normale (atti per minuto)

Neonati 30- 60
Bambini 21-30
Adolescenti 18-24
Adulti 12-20

STATI DEL SONNO

NON REM / REM
DEEP FOLLOW RELAXING

Le due macro-fasi in cui suddividere l’attività del dormire sono il sonno NON REM e il sonno REM (R.E.M. è l’acronimo di “Rapid Eye Movement” – Movimento Rapido degli Occhi).

In realtà la fase NON REM si struttura in quattro stadi caratterizzati da livelli di sonno più o meno profondi e ritmati da onde cerebrali di diversa frequenza.

In generale, nel sonno NON REM si assiste a un rallentamento del battito cardiaco, a un totale rilassamento della muscolatura e ad un abbassamento della temperatura corporea.

L’IMPRINTING MENTALE E’ INDISPENSABILE PER INSTAURARE UN PRELIMINARE ED
INDISPENSABILE
RAPPORTO PROFESSIONALE
PAZIENTE-OPERATORE E A MIGLIORARE LA FLUIDITA’ DEI MOVIMENTI
DURANTE L’EVOLUZIONE DEL
MASSAGGIO VELOCE DANZANTE

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